Non-senso

Credo che le persone tendano a credere che, una volta trovato il proprio percorso spirituale o la religione “giusta”, sei arrivato.
Balle.
La parte difficile comincia proprio in quel momento. Di dubbi ne sorgono altri millemila. Talvolta, questi dubbi saltano fuori dopo anni e t metti a ri-tirare le fila di tutto il tuo percorso. (altro…)

RECENSIONE: Old World Witchcraft di Raven Grimassi

51948bcSpUL._SX331_BO1,204,203,200_.jpgOld World Witchcraft: Ancient Ways for Modern Days
by Raven Grimassi
244 pagine
rating3

Raven Grimassi è un autore di quelli che (apparentemente) la gente o ama o odia. All’attivo ha moltissimi libri; alcuni trattano di Wicca, ma si concentra soprattutto sulla stregoneria tradizonale e in particolare su una tradizione “italica” o con forte influenze italiane. Non avendo mai letto nulla di suo, prima di questo libro, non avevo la più pallida idea di cosa aspettarmi. L’argomento però era interessante e quindi mi ci sono buttata a capofitto (al punto che in 24h l’avevo già finito).

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comunicazione di servizio

Come avrete potuto notare, il blog sta subendo un ristrutturamento in questi giorni.
Nella mia foga di ripulire i vecchi articoli ho cancellato cose che volevo invece mantenere, chiedo scusa per gli eventuali repost che vi balzeranno sul feed.
Inoltre il menù farà le bizze fino a che non deciderò esattamente come gestirlo. Occhio ai link, a loro piace cambiare!

Figure Base di Divinità Celtiche

Vi propongo la traduzione di un articolo di Alexei Krondatiev, studioso di lingue celtiche nonché uno degli esponenti più conosciuti del Ricostruzionismo Celtico, autore de “Il Tempo dei Celti”. Il suo lavoro è stato per me di grande aiuto nell’accostarmi all’antico politeismo celtico, spero dunque possa essere utile anche per voi. (altro…)

La storia di Dagda e della Dea del fiume

Il periodo del solstizio è anche il tempo di raccogliersi attorno al fuoco per raccontare storie: ieri mi è salita l’ispirazione ed ho scritto questa rinarrazione della leggenda di Dagda e Boann, la dea irlandese del fiume Boyne: è una storia che mi piace molto e che mi sono divertita ad immaginare inserita in un contesto geografico che conosco, ovvero in un particolare posto dell’Adda molto bello quanto maltrattato dalle persone che passando di lì sono solo capaci di lasciare spazzatura e mai un buon pensiero. (altro…)

Santa Lucia, a cavallo tra Natale e Solstizio

Lucia, nata a quanto dice la sua agiografia, durante il regno dell’imperatore Diocleziano, come tante altre sante di quell’epoca ha una vita corta ed una fine dolorosa: si dice che la giovane, orfana di padre, decise di rinunciare ai suoi beni terreni per dedicare la propria vita a Cristo, dopo una visione avuta durante un pellegrinaggio alla tomba di Sant’Agata, fatto con la madre come ultima speranza di cura alle sue malattie. Questa cosa non andò giù al suo futuro sposo, che oltre a ritrovarsi senza moglie si vide vendere da sotto il naso tutto il patrimonio della fanciulla e quindi insospettito dallo strano comportamento (e magari pure un po’ avido), chiariti i sospetti la denunciò come cristiana.Il processo, manco a dirlo, riunisce alcuni episodi che se non sono miracoli attestano comunque le virtù della santa: minacciata di esser esposta con le prostitute ella dichiarò che “Il corpo si contamina solo se l’anima acconsente”, divenendo poi così pesante da non poter essere spostata.Dopo le torture ed i tormenti, la Santa venne infine decapitata e sepolta a Siracusa, suo luogo di nascita, sul cui presunto loculo è sorta poi la chiesa in suo onore.
La parte più curiosa è che nonostante l’agiografia non lo attesti, l’episodio più macabro è quello che coinvolge i suoi occhi: alcuni raccontano che essa se li strappò durante le torture, mentre mia nonna mi raccontava che furono i romani a cavarglieli come parte dei tormenti inflitti. Difatti, nel Duomo di Lodi, oltre alla statua della Santa – che se non ricordo male è morta pure giovanissima ed a volte sembra proprio una bambina – c’è la statua di un uomo brutto e dal coltellaccio lungo e ben affilato. Ritratta con gli occhi azzurri posati in un piattino è quindi invocata come patrona della vista.

Qui dove abito è una festa molto sentita, tanto che Santa Lucia è colei che porta i doni ai bambini: nella notte tra il 12 ed il 13 di dicembre passa di casa in casa, aiutata dal fedele asinello suo compagno, e lascia doni e dolci sopra o sotto il tavolo della cucina. In cambio di solito si lascia un po’ di biada per l’asinello (che ha sempre un odore strano perché prima di distribuirla ai bambini la passano sopra l’incenso) sul proprio balcone. Inoltre, sebbene non ci siano particolari sagre o processioni come accade invece a Siracusa ed altre città, ci sono però banchetti dove comprare dolci di ogni genere, oggettistica varia oppure vin brulé (che con il freddo che fa è sempre una tappa obbligatoria).
Ma lasciando da parte agiografie e mondanità, questa figura si lega molto al ciclo agrario e naturale a partire dal suo nome: Lucia deriva dal praenomen (ovvero, dal nome proprio di persona) latino Lucius, di cui è la versione femminile, che si basa sulla parola lux ovvero “luce”. Può quindi significare luminosa o splendente e veniva dato anticamente alle bambine nate alle prime luci del mattino. Inoltre la radice da cui deriva, lok- “vedere”, dà in sanscrito lokate “guarda[re]”, loka “mondo” e loc’ana “occhio”. Nel germanico questa radice si è poi evoluto sino al moderno inglese to look “guardare”.Originariamente la sua festa cadeva intorno al giorno del solstizio d’inverno, ma poi la data è stata spostata con l’introduzione del calendario gregoriano (1582), ed ecco che si spiega il detto “santa lucia il giorno più corto che ci sia” che non si applica più alla lettera, purtroppo.

Se la somiglianza della giovane martire con la Dea Fanciulla portatrice di luce è palese, c’è da dire però che non è solo questo aspetto della Dea a comparire: c’è il volte della Fanciulla che porta nuovamente la speranza (un altra cosa che si racconta è che ella portasse di nascosto i doni ai bambini cristiani durante questa particolare notte dell’anno e che sia questo il motivo per cui venne scoperta, torturata e giustiziata) in quanto portatrice di Luce. È interessante vedere come, sebbene solitamente si dia al Sole il volte del Dio maschile ed alla luna quello femminile, in questo frangente la polarità si sposti: la fanciulla non è identificata con il sole, quanto con la luce di cui è la portatrice, e rimane sola nel suo compito. Niente compagni o paredri di sorta, come a dire che questo compito delicato sia per mani esclusivamente femminili.
Ed eccola qui, la Madre, colei che il Sole lo porta in grembo e lo partorisce proprio la notte del solstizio, donando nuovamente la vita e con essa rinnova il ciclo naturale. Lucina nell’antica Roma era propria una Dea, che si fuse poi con Giunone, che prese il suo nome divenendo Giunone Lucina, invocata durante i parti. Questo perché, essendo dea della luce, presiedeva proprio il momento in cui “diamo/veniamo alla luce”. C’è da notare che il suo nome potrebbe derivare anche da lucus “bosco sacro”, per il bosco sacro sul colle Esquilino che era associato proprio con questa divinità.
E a chiudere il terzetto di figure non poteva certo mancare la Vecchia saggia, che così spesso prende forma e aspetto di una vecchia megera: così nel gelido nord lo spirito di nome Lussi divenne una sorta di controparte alla diafana e bionda bellezza di Lucia, trasmutandosi dall’antico mito pagano in una figura di megera che punisce i malfattori o i bambini scapestrati (d’altronde anche la nostra Lucia porta ai bambini cattivi e capricciosi il carbone dolce e colorato invece dei giochi).

Ma, personalmente, io la vedo più vicina alla Befana: se con il tredici di dicembre comincia ufficialmente il periodo solstiziale, in cui concentrarsi sulla discesa del Dio sole e della sua conseguente rinascita, sulla natura che si richiude su sé stessa, sui rituali che possiamo fare, il sei di gennaio e la Befana – anch’ella immagine di quella che è la Dea antica – concludono il periodo, lasciando la Dea nel suo aspetto di vecchia ad aggirarsi per il mondo, nel momento più freddo dell’anno, attendendo la festività successiva (Imbolc) per spogliarsi, come il serpente tanto caro a Brigid, della sua vecchia pelle e riprendere a camminare per il mondo con piedi di giovane fanciulla.
Ma questa è una storia per un altro momento.

Altre letture: L’antica luce di Santa LuciaS. Lucia, le origini pagane