Figure Base di Divinità Celtiche

Vi propongo la traduzione di un articolo di Alexei Krondatiev, studioso di lingue celtiche nonché uno degli esponenti più conosciuti del Ricostruzionismo Celtico, autore de “Il Tempo dei Celti”. Il suo lavoro è stato per me di grande aiuto nell’accostarmi all’antico politeismo celtico, spero dunque possa essere utile anche per voi.La traduzione è una mia opera, trovate l’originale sul sito imbas.org

Figure base di divinità celtiche
Poiché al giorno d’oggi il nostro contatto con la mitologia avviene attraverso l’interazione con le creazioni letterarie greche e romane, siamo portati a pensare di essa in maniera letteraria e pretendere un certo grado di logica interna e di consistenza che tradizioni mitologiche viventi solitamente non hanno (o che hanno un approccio differente). Tentare di utilizzare le “mitologie” irlandesi e gallesi come basi per una teologica celtica con una sua consistenza sarebbe inutile in quanto esse non furono mai create per funzionare come sistemi religiosi, ma sono elaborazioni letterarie nate dopo che la religione in cui queste storie nacquero cessò di essere praticata. Come il mito arturiano, esse cominciarono ad avere una consistenza interna con il passare del tempo (nel divenire sempre più letterarie e meno legate a questioni religiose, per esempio), anche se pure le differenti tradizioni narrative si distanziano notevolmente le une dalle altre.

Credo che l’approccio migliore sia guardare come gli Dei si sarebbero inseriti all’interno di una vera e propria pratica religiosa. Chi li venerava, e perché? Uno schema potrebbe essere il seguente:

I. Divinità della tribù

.Divinità del gruppo/famiglia (ueniá). Questi sarebbero principalmente spiriti ancestrali e la loro venerazione sarebbe ristretta all’ambito domestico.
.Divinità del vostro gruppo di lavoro (kerdá). Questi sono Dei che servirebbero da archetipi per la vostra occupazione così come Dee che danno energia a quella occupazione (so che può suonare sessista, ma così funzionava!). La venerazione avverrebbe in parte in casa e in parte all’altare della gilda se la vostra corporazione fosse abbastanza ricca da permettersene uno.
.Divinità della vostra area tribale (toutá). Questo includerebbe gli Dei tutelari della vostra tribù, spesso in congiunzione con figure comuni a più di una tribù, figure di origine Indo-europea che vengono viste come coloro che mantengono l’ordine tribale. Questo culto è associato alla venerazione di una Dea della sovranità della Terra in cui voi vivete, probabilmente identificata con il fiume principale che scorre nel vostro territorio.

II. Divinità della Terra

La Terra stessa è piena di divinità della fertilità che sono caotiche ed indipendenti dal concetto di ordine tribale. Cionondimeno esse sono necessarie per la sopravvivenza della tribù e devono essere propiziate (o cacciate) come parte del ciclo agricolo.

Le divinità “inter-tribali” sono troppo numerose perché se ne possa discutere completamente in questo articolo, ma possiamo fare una lista delle principali. Si può vedere come a turno esse divennero predominanti durante l’Età del Ferro, alcune acquistando importanza altre scomparendo (come vediamo accadere anche nei nell’Induismo dopo il periodo dei Veda). Userò i nomi della “interpretatio romana”, non perché essa sia giusta, ma perché comunque consistente:

Il Mercurio “celtico”: la sua importanza diventa sempre più chiara soprattutto durante l’ultimo periodo dell’Età del Ferro, fino a che non diviene una delle figure principali (se non la figura principale) ovunque nei vari pantheon. Egli viene solitamente chiamato Lugus o con un nome simile in derivazione e significato (come Loucetios). Egli è un guerriero, ma anche maestro in arti ed abilità necessarie alla società e come tale egli diviene protettore della società nel suo complesso, ruolo che egli ricopre appieno all’inizio del Raccolto, quando si impadronisce del controllo dei frutti del suolo strappandoli agli Spiriti della Terra, che sono anche suoi famigliari. La sua arma è la lancia, che simboleggia il lampo ed anche, metaforicamente, il bagliore dell’ispirazione e dell’intuizione. I suoi animali principali sono il corvo, il cavallo, la lince e lo scricciolo (parte del mito racconta che egli è il “piccolo” dio che vinse tutti i suoi rivali). Egli è il divino testimone della sovranità umana e perciò la sua consorte è la Dea della Sovranità che presenta la sovranità come una bevanda intossicante, ma in quanto maestro di molte arti egli lavora anche con la Minerva “celtica” il cui periodo di festività si bilancia con il suo nella struttura dell’anno celtico.

Il Marte “celtico”. Egli è il Dio che impose i confini del mondo civilizzato e li protegge con la forza delle sue braccia. La sua arma è la spada ed il suo animale il cane. Anche se, come guerriero, egli dispensa la morte, i misteri della morte sono visti come vicini e legati ai misteri della rinascita e della guarigione, così che i suoi altari principali sono altari di guarigione. La storia in cui egli perde una mano o un braccio che viene rimpiazzato da un arto d’argento è sicuramente antica anche se è difficile dire quanto fosse diffusa durante l’Età del Ferro.

Il Giove “celtico”. Egli è il dio del cielo che controlla il tempo e porta la pioggia. Il tuono è causato dal rotolare della sua ruota attraverso il cielo ed il suo nome solitamente è “Taranis” (tonante). Particolarmente presente nelle regioni montane. Nel tempo la venerazione nei suoi confronti è diminuita fino a che non è divenuto un mero aiutante di “Mercurio” che, come lui, era associato alle tempeste ed ai luoghi alti. Di fatto, Sulpicio Severo ci riferisce che i gallo romani trovarono semplice abbandonare la sua venerazione in quanto egli era “stupido” (“hebetus”), mentre trovarono difficile abbandonare il loro affetto per “Mercurio”.

Il Silvano “celtico” o il dio con le corna (Karnonos/Cernunnos). Egli è il dio che attraversa i confini ed il dio del cambiamento. Egli è un ponte di comunicazione tra la Tribù e la Terra e tra il nostro mondo e l’Altromondo. Attraverso di lui i beni possono passare da un reame all’altro (a questo si deve la sua associazione con il denaro) e le cose di valore possono essere ottenuto dalla Natura grezza. Egli si manifesta inoltre nel cambiamento come adattamento, come espresso dalle sue corna che perde e ricrescono in base alla stagione. Poiché alcune delle sue funzione si accavallano con quelle del Mercurio “celtico” essi sono spessi mostrati insieme, anche se l’uno non rimpiazza l’altro, in quanto il loro carattere è differente.

La Minerva “celtica”. Poiché nel pensiero celtico le Dee sono principalmente viste come fonte di energia (equivalente al concetto indiano di shakti), la distinzione tra di esse tende ad essere confusa e meno precisa rispetto a quella degli dei, come hanno rimarcato alcuni scrittori a riguardo. Ma la Dea che rappresenta tutte le forme di energia e che le fornisce non solamente per la crescita della Terra, ma anche per tutte le forme di attività umana e creatività è solitamente ben caratterizzata. Il suo nome solitamente contiene l’elemento “brig” (alta, esaltata, colei che si innalza, energetica) anche se può prendere altre forme. I suoi animali sono la mucca, la beccaccia di mare (e per estensione tutte le cose che in natura sono nere, bianche e rosse). Il suo fiore è il Tarassaco. La sua esperienza con il matrimonio e la gravidanza è solitamente infelice (come molte Dee culturali indoeuropee) così spesso essa viene ritratta come una vergine.
Poiché i cavalli giocavano un ruolo importante nel successo militare in Europa, il cavallo era un simbolo di sovranità e di potere politico (opposto al bestiame che era simbolo della Terra e di ricchezza materiale). Così la Dea che dava la legittimazione al potere della tribù veniva ritratta sul dorso di un cavallo o come giumenta ella stessa. Questo particolare aspetto della Dea della Sovranità (Epona, Grande Giumenta) era una forma distinta, per esempio, di Rosmerta, che dona l’intossicante bevanda del flaith/wlatis (sovranità). La Minerva “celtica”, d’altro canto, era comunque una rappresentazione generale dell’energia della Dea che poteva essere invocata in una grande pletora di situazioni: ella dava energia per governare ai governanti, ma provvedeva anche ad ogni altro tipo di energia necessario.
Il modello Indù può essere davvero utile per cercare di capire la visione celtica delle Dee in quanto era assai simile. Per gli Indù le Dee sono una fonte di energia e vi si riferiscono spesso collettivamente con il termine di Shakti (che può essere personificata come Durga, la Dea vergine suprema che è fonte di tutta l’energia nell’universo). Ma quanto l’energia viene applicata ad uno scopo specifico, le dee vengono differenziate: come Sarasvati (cultura e creatività), Lakshmi (fertilità e ricchezza, sicurezza materiale) o Kali (distruzione e rinascita). Nello stesso modo, virtualmente tutte le Dee celtiche possono essere definite come Dee della sovranità, Dee della Terra e via dicendo, ma esse prendono differenti nomi ed attributi quando particolari circostanze lo richiedono.

Sucellos (colui che colpisce). Solitamente ritratto come un uomo maturo con un martello la cui testa non è che un barile o un calderone (e quindi fonte di morte da una parte e di vita dall’altro). Questo è evidentemente lo stesso tipo di divinità che divenne poi conosciuto come Dagda (il Dio buono) in Irlanda. Egli è spesso scelto per rappresentare la trifunzione tutelare del dio di un territorio tribale (Toutatis). La sua consorte è la Dea del fiume del territorio. Nel sud della Gallia egli era talvolta interpretato come Silvano (sia lui che Cernunnos avevano un calderone).

Maponos (letteralmente, il ragazzo prodigio). Questa divinità è associata alla giovinezza, al vigore ed alla crescita ed in particolare al potere dell’anno che cresce mentre i giorni si allungano, cosa che talvolta lo ha portato ad essere associato con Apollo nell’ambito dell’interpretatio, anche se l’Apollo “celtico” è un dio differente. Originariamente egli era associato alla caccia ed alla Terra. Era invocato come fonte di energia e di rapida crescita come illustrato dalle iscrizioni di Chamalieres. Il suo animale è il cigno e gli uccelli acquatici in genere. Nella tradizione letteraria più tarda egli appare come “Mabon” in gallese e come Aengus dal titolo “in Mac Oac” in Irlandese.
Devo aggiungere che altri animali specialmente legati a Maponos come cacciatore sono il cinghiale ed è attraverso la sua partecipazione all’antico mito della Caccia al Cinghiale Cosmico che la parte luminosa e quella oscura dell’anno vengono definite (egli muore alle soglie della metà oscura, ovviamente). La sua consorte è la Vergine dei Fiori: il suo matrimonio con lei marchia l’apice della sua crescita.

I gemelli divini. La sola traccia letteraria di queste importanti divinità indoeuropee consistono nel Nisien e Efnisien nel secondo ramo dei Mabinogion, ma essi erano evidentemente una parte importane della prima tradizione religiosa celtica, come la proliferazione di templi e dediche a “Castor e Pollux” attestano. Come in molti sistemi Indo-Europei un gemello era divino mentre l’altro era imperfetto. Essi vennero associati ai cavalli, alla buona fortuna ed alla protezione dei viaggiatori.

L’Apollo “celtico”. Dio della guarigione, della luce, del calore e del potere della vista, particolarmente invocato per i problemi agli occhi. Pare che sia stato associato anche ai sogni ed alla profezia. I suoi altari alla guarigione, che egli divideva con una dea consorte, erano importanti centri di pellegrinaggio nel mondo celtico antico. Anche se non vi è diretta evidenza della sua presenza nelle fonti, sospetto che il Dio/Dea accoppiati in questo caso fossero fratello e sorella (piuttosto che sposi come in molti altri casi) ed erano legati al culto di una coppia fratello/sorella dalle arti profetiche e di guarigione che si diffuse per l’Europa dalla parte centrale dell’Asia, parrebbe, agli inizi dell’Età del Ferro (meglio nota come Apollo/Artemis).

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