RECENSIONE: Old World Witchcraft di Raven Grimassi

51948bcSpUL._SX331_BO1,204,203,200_.jpgOld World Witchcraft: Ancient Ways for Modern Days
by Raven Grimassi
244 pagine
rating3

Raven Grimassi è un autore di quelli che (apparentemente) la gente o ama o odia. All’attivo ha moltissimi libri; alcuni trattano di Wicca, ma si concentra soprattutto sulla stregoneria tradizonale e in particolare su una tradizione “italica” o con forte influenze italiane. Non avendo mai letto nulla di suo, prima di questo libro, non avevo la più pallida idea di cosa aspettarmi. L’argomento però era interessante e quindi mi ci sono buttata a capofitto (al punto che in 24h l’avevo già finito).

INDICE

Chapter one – Hushed Voices Of the Past
Chapter two – Concocting a WitchChapter three – Unearthing the Witch
Chapter three – Unearthing the Witch
Chapter four – Witches: the plant people
Chapter five – The Books of Witchcraft: A Witche’s Grimoire
Appendix A – The Invisible God of Witchcraft
Appendix B – The Five-Thorned Path

La prima parte di questo libro è dedicata alla figura della strega ed alle sue caratteristiche. Una parte storica, se così volete definirla, in cui vengono citati alcuni documenti e in generale – pur non essendo io cultrice dell’argomento – mi sembra che Grimassi abbia più che una semplice e superficiale idea di ciò di cui sta parlando. Non ho trovato eccessivo romanticismo, come spesso capita di vedere, ed è una lettura scorrevole e piacevole. Affonta la concezione di strega sin dall’antichità, muovendosi poi attraverso gli stereotipi medievali, affrontando l’idea di strega “buona” e “cattiva”. Più in generale è un tentativo di ricostruire l’immagine della strega andando al di là delle superstizioni, dei cappelli neri e dei nasi pieni di verruche.

La seconda parte del libro è decisamente più pratica e contiene, tra le varie spiegazioni, anche un “Grimorio”, diviso in tre libri. Si danno indicazioni sulle credenze, i rituali, gli strumenti, le divinità e le feste. Insomma, ritroviamo tutta quella serie di indicazioni che sono spesso contenute in simili libri. Per fare un paragone: è proprio come il “libro delle ombre” che si trova alla fine di Wicca di Scott Cunningham.
Grimassi specifica che tutto il lavoro presentato, pur se basato su antiche credenze, è una invenzione nuova e moderna di cui è il co-autore (insieme ad un’altra praticante, di cui non ricordo il nome) ed a cui dà il nome di Ash, Birch and Willow. Questa specifica l’ho apprezzata moltissimo, perché spesso capita che gli autori facciano passare per “antiche” invenzioni loro proprie.

Vi sono molti punti che mi hanno fatto storcere il naso, in questa parte pratica, ma vi sono anche moltissimi spunti che ho invece apprezzato. Innanzitutto mi è piaciuto come si parli di spiriti delle piante, di genius loci e in generale di una stregoneria che non è solamente devota ad una (o più) figure divine. L’importanza di questo legame con gli spiriti è una cosa che io stessa trovo importante e mi ha fatto piacere riscontrarlo in un testo in una maniera che è abbastanza profonda (almeno rispetto ai libri che ho letto io fino ad ora).
Ho apprezzato anche la descrizione del mortaio e del suo uso all’interno di questa tradizione, che mi ha molto affascinato. In generale, le descrizioni degli strumenti sono comunque sempre interessanti da leggere, ed ho trovato la curiosa menzione a due differenti tipi di stang (uno maschile ed uno femminile) di cui non avevo mai sentito parlare prima.

Ciò che invece mi ha lasciato perplessa è la insistente dualità nella presentazione delle figure divine. Questo, lo ammetto, è dovuto al mio personale modo di vedere le cose. Mi sembra però che sia una dualità fortemente influenzata dalla wicca, così come fortemente wiccan mi sembra il calendario delle festività che viene presentato (ad alcune vengono cambiati i nomi, ma è sempre la solita ruota dell’anno). Il motivo per cui sono rimasta perplessa è il fatto che l’autore, all’inizio del libro, dice in maniera non troppo esplicita che da queste tradizioni lui vuole staccarsi.
Cosa che mi ha dato invece molto più fastidio è la presenza del rituale di consacrazione proprio all’inizio di questo “grimorio”. Essendo un libro che rimane molto teorico nella presentazione delle credenze riguardanti vari aspetti della tradizione e che non cita mai, nemmeno una volta, esercizi di preparazione al rito o tecniche per preparare la mente allo stesso, trovo la scelta particolarmente discutibile. Non si butta lì una consacrazione in quella maniera, ma io sono vecchio stile.

Old World Witchcraft è indubbiamente un libro interessante, uno sguardo sulla pratica della stregoneria tradizionale che conserva le sue radici anche nella modernità. Credo che sia un libro utile proprio in quanto è uno degli approcci che le persone hanno a questa tradizione, sulla quale si sentono così tante cose e così tanto diverse l’una dall’altra. L’ho trovato un libro utile, tutto sommato, anche se non lo considererei una vera e propria introduzione all’argomento. Consente di farsi un’idea su quello che l’autore vive, pratica e crede, ma credo che la lettura di altri libri sia inevitabilmente necessaria per potersi fare una solida opinione sull’argomento.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...